La pandemia da Covid-19 e la ciclicità dei lockdown hanno modificato profondamente la quotidianità di ognuno di noi. Alcuni cambiamenti sono evidenti – come l’impossibilità di uscire o di svolgere attività abituali – mentre altri sono più silenziosi ma significativi: tra questi, l’aumento del tempo trascorso online, soprattutto sui social media e sulle piattaforme digitali.

L’impatto della pandemia sull’utilizzo dei social da parte dei più giovani è un tema centrale, ricco di implicazioni psicologiche ed educative.

L’esplosione dell’uso dei social media durante il Covid-19

Con scuole chiuse, didattica a distanza e riduzione delle relazioni dal vivo, i social network sono diventati per gli adolescenti:

  • uno spazio di socializzazione,
  • un mezzo di espressione,
  • una fonte di intrattenimento,
  • un luogo dove cercare informazioni (non sempre affidabili).

Tra i canali più utilizzati troviamo Instagram, TikTok, YouTube, Snapchat e, sempre meno, Facebook.

Il rischio delle fake news durante la pandemia

L’OMS ha parlato di infodemia: un eccesso di informazioni, spesso non verificate, che rende difficile distinguere il vero dal falso.

I social, con la loro velocità di diffusione, amplificano:

  • voci infondate,
  • cure miracolose,
  • interpretazioni distorte,
  • titoli sensazionalistici.

Questa confusione aumenta ansia, sfiducia e disorientamento.

Autostima e relazioni: il peso di like e follower

Negli ultimi anni i social media sono diventati un luogo in cui si misura:

  • valore personale,
  • popolarità,
  • attrattiva,
  • talento,
  • successo.

Like e follower rischiano di trasformarsi in indicatori di autostima, soprattutto per i più giovani.
Deviazioni dalla “norma social” vengono:

  • ignorate,
  • ridicolizzate,
  • criticate,
  • escluse.

Un tema approfondito anche dal prof. Tonino Cantelmi, che evidenzia la vulnerabilità psicologica dei ragazzi immersi in un ecosistema digitale altamente performativo.

Il meccanismo della gratificazione digitale (rewarding)

Le piattaforme social sfruttano i meccanismi di ricompensa del nostro cervello:
più un contenuto genera emozioni, più aumenta:

  • attenzione,
  • permanenza online,
  • interazioni,
  • compulsività nell’uso.

Il docufilm Netflix The Social Dilemma approfondisce proprio queste dinamiche.

Come vivono online i nativi digitali? I dati della ricerca

L’indagine coordinata dal Prof. Cantelmi (2.778 ragazzi tra 8 e 18 anni) mostra una generazione iperconnessa:

  • 81%: dispositivi sempre connessi a Internet.
  • 100%: controllo quotidiano del proprio profilo.
  • 55%: aggiornamento dei social più volte al giorno.
  • Fino a 5 social attivi contemporaneamente.

Social più usati:

  • Instagram: 77,4%
  • YouTube: 62,3%
  • Snapchat: 35,7%
  • Facebook in calo: 33,9%

Cyberbullismo e rischio comportamentale

Dati allarmanti:

  • 21%: produce e diffonde video online.
  • 31%: ammette comportamenti da cyberbullo.
  • 1 su 2: condivide immagini personali, aumentando il rischio di sexting.

Un quadro che evidenzia vulnerabilità, impulsività e scarsa percezione del rischio.

Fake news e scarsissima verifica delle fonti

  • 83% dei ragazzi non verifica la veridicità dei contenuti.
  • 55% ha creduto almeno una volta a una fake news.
  • 63% naviga e usa i social completamente da solo.

La percezione soggettiva viene spesso scambiata per realtà.

La nuova sfida educativa: trovare una “giusta distanza”

La pandemia ha modificato il modo di relazionarsi: fisicamente, emotivamente e digitalmente.
Per i ragazzi il rischio è crescere:

  • senza una guida adulta,
  • con modelli distorti,
  • con un eccesso di stimoli,
  • in un ambiente sociale alterato.

Agli educatori spetta un compito fondamentale: restare accanto ai giovani, osservare, ascoltare e imparare con loro, con curiosità e spirito critico.

Conclusione

Il rapporto tra Covid e social media è complesso e ancora in evoluzione.
Comprenderne l’impatto psicologico ed educativo è essenziale per sostenere i giovani nel loro percorso di crescita in un mondo digitale che cambia rapidamente.

Dott.ssa Sara Del Pinto