Nel nostro appuntamento dedicato al Benessere in famiglia, oggi affrontiamo un tema spesso trascurato ma fondamentale: la sessualità ai tempi del Covid. La pandemia ha ridefinito relazioni, spazi, abitudini e modalità di contatto. Eppure, ciò che emerge con forza è che la sessualità – in quanto parte integrante dell’identità umana – non si mette in pausa.
La fotografia italiana durante il lockdown: cosa ci dice la ricerca
L’indagine COV-Habits dell’Ordine degli Psicologi del Lazio ha evidenziato come la pandemia abbia modificato comportamenti, pensieri e abitudini intime. Ecco i dati principali:
- solo il 9,7% delle persone ha registrato un aumento dei comportamenti sessuali;
- un quinto degli intervistati (soprattutto uomini) ha riferito un aumento di fantasie sessuali;
- i giovani hanno incrementato l’uso di dating app, pornografia online e sexting;
- nelle coppie conviventi la maggiore vicinanza ha favorito comunicazione più intensa, ma anche momenti di irritabilità e noia.
La pandemia ha limitato il contatto fisico, ma non ha ridotto il bisogno di intimità. Anzi: ha aperto nuovi scenari relazionali e digitali.
Eroticità digitale: quando la tecnologia prova a sostituire il contatto
Un esempio curioso arriva da Londra: un dispositivo aptico in silicone, chiamato Kissenger, permette di scambiarsi effusioni tramite smartphone, traducendo la pressione delle labbra in vibrazioni realistiche.
La tecnologia prova quindi a compensare la distanza, ma rivela anche un dato importante:
👉 il bisogno di contatto resta un bisogno primario, non sostituibile.
La sessualità non va in isolamento: il corpo continua a parlare
La pandemia ci ha mostrato che la sessualità:
- non scompare con le restrizioni,
- non può essere “spenta”,
- non è un aspetto marginale della vita,
- è parte del nostro equilibrio emotivo, fisico e relazionale.
Come non possiamo rinunciare a cibo, sonno o acqua, allo stesso modo non possiamo rinunciare alla corporeità e alla relazionalità.
Studi dimostrano, ad esempio, che gli uomini senza legami affettivi stabili sono più predisposti a depressione e fragilità psicologica (Luoma; Pearson; Simon).
Il contatto umano non è un lusso: è salute.
Ossitocina, piacere e benessere psicofisico
Durante l’attività sessuale si registra un aumento dell’ossitocina, l’“ormone dell’amore”, associato a:
- calma
- appagamento
- fiducia
- senso di intimità
La sessualità non è quindi mera genitalità, ma un sistema complesso che integra emozioni, pensieri, cura, contatto e reciprocità.
👉 Il piacere più autentico nasce dall’integrazione tra corpo, mente ed emozioni.
Sessualità come dimensione relazionale: oltre l’istinto
Le pulsioni sono più intense in adolescenza e prima età adulta, ma con la maturità emergono componenti più profonde:
- condivisione,
- scelta,
- desiderio consapevole,
- progettualità,
- affettività.
Gli studi confermano che l’intimità vissuta dentro una relazione significativa è percepita come più appagante e psicologicamente nutriente, soprattutto per le ragazze.
Educare alla sessualità ai tempi del Covid
Se la sessualità risponde a bisogni reali — relazionali, emotivi e corporei — allora è necessario educarla:
- non reprimerla,
- non banalizzarla,
- non ridurla a istinto,
- non relegarla ai margini.
Come per l’alimentazione, possiamo imparare a:
- riconoscere i bisogni,
- stabilire tempi e modalità sane,
- coltivare relazioni di qualità,
- scegliere ciò che nutre davvero.
Educare alla sessualità significa dare valore all’altro, riconoscere la complessità del corpo e del legame, e costruire intimità non egoistiche, ma relazionali e condivise.
Conclusione: una sfida e una possibilità
La pandemia ha tolto molto, ma ci ha anche insegnato qualcosa:
di fronte alla paura e all’incertezza, la vita e la relazione restano risorse primarie.
La sessualità è una componente umana con pari dignità delle altre, una dimensione da ascoltare, comprendere ed educare, anche – e soprattutto – in tempi di crisi.
A noi la responsabilità di vivere e trasmettere una sessualità consapevole, integra e profondamente umana.
Dott.ssa Miriam Incurvati
FONTI
Luoma J, Pearson J, (2002), Suicide and marital status in United States, American Journal of Public Healt, 92:1518-22
Simon R, (1996), Assessing Sex Differences in Vulnerability among Employed Parents: The Importance of Marital Status, Journal of Health & Social Behaviour, 39,38-54